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Con riferimento alla nota, pari oggetto, inviataci da codesto Comitato (acquisita al Prot. Com.le al numero 16063 del 29.06.2010), diramata a mezzo stampa sulla testata del “Quotidiano” nella giornata del 13 luglio, si comunica quanto segue anche con preghiera di diffusione integrale rivolta agli Organi di Stampa, precisando che il contenuto della presente è stato portato allo conoscenza anche della Soprintendenza Archeologica.
Già, nel mese di aprile all'indomani del mandato elettorale e, poi, nel corso di un incontro avuto lo scorso 22 giugno con la Soprintendenza Archeologica su richiesta di questa Amministrazione, sono state ribadite le intenzioni dell'attuale esecutivo relativamente alla tutela ed alla valorizzazione del significativo patrimonio archeologico presente in Mesagne e nel suo territorio, al quale si intende dare il massimo risalto e prestare la massima attenzione, così come annunciato nel corso della competizione elettorale.
In particolare l'attenzione dell'Amministrazione in questi primi mesi di governo si è andata concentrando sul complesso archeologico urbano di vico de' Quercia per il quale:
è stata acquisita già per il periodo estivo la disponibilità dei coniugi D'Aloisio, proprietari della Caffetteria Nedina, e del suo attuale gestore per un'apertura diurna dello stesso esercizio, onde consentire quanto più è possibile la visione delle tombe sottostanti attraverso le vetrate praticate nel piano pavimentale per le quali si rende comunque necessaria una sostituzione;
si stanno considerando modalità e tempi per un intervento di restauro e consolidamento sul complesso di tombe affidate dallo Stato che versano da tempo in stato di degrado, secondo un progetto tecnico concordato con la Soprintendenza;
sono state approntate delle schede di progetto da candidare a bandi ed avvisi sovra comunali relative all'intera area (scavi a vista compresi), allo scopo di istituire un parco archeologico urbano che coniughi gli aspetti della tutela a quelli della fruizione anche attraverso l'utilizzo di tecnologie e strumenti innovativi;
La stessa attenzione, si riversa, come è ovvio, anche sui reperti già musealizzati provenienti dalla stessa area ed esposti presso il Museo del Territorio, ivi comprese le stele di cui parla la nota estesa e diffusa dal citato Comitato Civico.
A tale riguardo vanno chiariti alcuni aspetti, primo fra tutti quello della competenza del Comune, ovvero della proprietà di tali importantissimi beni.
Indipendentemente dalla convenzione che risulta già tacitamente rinnovata le stele sono e rimangono di proprietà statale, quindi, in qualsiasi momento possono essere messe nella disponibilità dell'Ente richiedente competente per territorio, tramite affidamento formale e laddove sussistano opportune misure conservative e fruitive o, diversamente, essere esposte in Musei Statali o, ancora, essere conservate presso altri Istituti che ne facessero richiesta.
Nel caso specifico per l'apertura al pubblico del Museo del Territorio del 2006 la Soprintendenza affidava temporaneamente, unitamente ad altra documentazione, le stele in questione, con l'intesa contestuale della realizzazione delle repliche che avrebbero sostituito gli originali in esposizione destinati già ad essere ospitati presso il Museo Nazionale di Egnazia. Pertanto, dopo il legittimo prelievo dei detti reperti avvenuto nel dicembre 2009, presso le sale del Museo Comunale sono esposti i calchi delle stele realizzati da tecnici affidabili secondo un intervento seguito dalla stessa Soprintendenza.
Pertanto l'Amministrazione non può e non deve entrare nel merito di scelte che spettano allo Stato, pure accogliendo le istanze dettate dal senso civico di organismi associativi e non che reclamano ciò che la storia ha lasciato in traccia come testimoni di un lontano passato. Piuttosto, l'Amministrazione, e in questo senso, come si diceva sta già prodigandosi in tal senso, può con nuove intese e con una pratica collaborativa già assicurata dalla Soprintendenza fare in modo che:
le stele, quando possibile, possano tornare temporaneamente ad essere esposte in originale presso il nostro Museo, inserite in un percorso tematico ragionato, che possa far cogliere il confronto con altri manufatti similari provenienti da altri territori dell'antica Apulia;
sulle stele si continui a parlare attraverso l'apporto scientifico, oltre che della Soprintendenza, anche dell'Università, in particolare dell'Ateneo lupiense, anche con progetti mirati di conoscenza e di valorizzazione che riescano a fare sistema tra musei non solo per particolari, ma per l'insieme degli aspetti della civiltà messapica;
le stele possano, come accade per altre tessere importanti del patrimonio archeologico, valicare- perché no?- i confini del nostro Paese in modo da essere conosciute, insieme al nome di Mesagne, in altre realtà museali europee oltre che essere note quali pezzi permanenti presso l'importante e ben "frequentato" nodo museale di Egnazia.
Tuttavia questa Amministrazione è consapevole che non è solo sulla sua volontà o su larghe intese interistituzionali che può fondarsi questo rinnovato impegno, ma anche sulla partecipazione della comunità ad un processo, evidentemente interrotto negli ultimi anni, di riconoscimento identitario delle proprie radici. Per questo, indipendentemente dal tono polemico o provocatorio usato, si ritiene di ringraziare il Comitato "Terra di Mesagne" come tutte le Associazioni e i singoli Cittadini che nel tempo e nel futuro hanno saputo e sapranno con la loro spinta civica e in una prassi costruttiva partecipare attivamente alla politica culturale del Comune esserne un sostegno, ma anche, all'occorrenza, un pungolo.
Dalla Segreteria del Sindaco
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