Home arrow Pubblicazioni arrow "Trasformare il dolore in uno strumento d'impegno"
"Trasformare il dolore in uno strumento d'impegno" PDF Stampa E-mail
Di seguito proponiamo l'appassionata testimonianza di Anna Paola D'Apolito, Sindaco del Consiglio Comunale dei ragazzi di Mesagne, dopo la partecipazione alla diciottesima Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie svoltasi a Firenze il 16 marzo scorso.

Siamo in migliaia qui alla Fortezza da Basso. Ovunque io rivolga lo sguardo, vedo tante bandiere gialle, arancio e lilla dell'associazione Libera, che vengono sventolate con fierezza da giovani desiderosi di giustizia. Marciamo in un lungo corteo nelle vie di Firenze, una città bellissima, soprattutto in questo giorno, siamo diretti allo Stadio. La strada da percorrere per arrivare a destinazione è ancora tanta, ma la volontà di farci sentire pulsa repentina nei nostri cuori. Sembriamo tutti un'unica persona, assorti in un unico silenzio nel ricordare le vittime innocenti delle mafie, trasformando il dolore in uno strumento di impegno per la concretizzazione dei nostri ideali di pace. Siamo arrivati allo stadio, il sole illumina il palco che si trova davanti a noi, come se fosse un podio di vincitori, il podio dei vincitori sulla mafia. In un'aria nella quale domina la commozione e la quiete, vengono letti i nomi di coloro che sono morti a causa di questo male.

Più passa il tempo durante questa lettura e più aumenta l'indignazione. Dopo un'ora di silenzio, un leggero brusio inizia a propagarsi fra la gente. Tutti insieme iniziamo ad applaudire : è arrivato Don Ciotti. Inizia a diffondersi tra la folla uno spirito di gioia e di volontà nel sentire queste parole così profonde dette da uomo così impegnato nella lotta contro tutte le mafie. E' confortante sapere che c'è qualcuno che ancora oggi crede nelle proprie idee e sostiene noi giovani. "Semi di giustizia, fiori di corresponsabilità" è così che è stata intitolata la diciottesima Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, svoltasi a Firenze il 16 marzo scorso. Eravamo in 150.000 in quelle strade attraversate da un raggio di speranza per ricordare le vittime di soprusi, per contribuire al cambiamento di un'Italia -così come la conosciamo, dove risiedono e crescono ancora mafia e corruzione- più limpida, più brillante, affinchè quella luce in fondo al tunnel ci porti nella giusta direzione e nel cammino verso la legalità. In una situazione complicata come questa è necessario più di ogni altra cosa sapere che in questo Paese ci sono persone che credono nel bene e nell'impegno comune. Persone che si rimboccano le maniche ogni giorno per rendere l'Italia uno Stato che sia fondato su sani principi, quali la dignità e la libertà di ogni cittadino, e non sull'indifferenza da parte di molti nel vedere che problemi, come intimidazioni o assassinii, sussistono ancora nonostante l'uomo sia un essere civilizzato. Ogni giorno gente di tale spessore morale si dedica con serietà, fatica e rigore a costruire una società libera da ogni malattia sociale. Tutti noi dovremmo fermarci un attimo a pensare quale strada scegliere, consapevoli che il percorso più difficile sarà quello che ci condurrà sulla giusta via. Dalle scelte che compiamo il nostro destino cambia; con le scelte fatte mano a mano edifichiamo, come in una solida costruzione, il nostro futuro. La prima scelta che dobbiamo fare è SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE. Spesso sentiamo pronunciare questa frase, ma non sempre chi la usa ne è pienamente degno. Abusano di queste parole come se fossero energia elettrica. Illudono di averne compreso a pieno il reale significato. Infondono speranza negli altri senza crederci veramente. Io continuo a credere in quelle parole, io spero in un radicale cambiamento. Spero che ci sia un presente e un futuro per noi giovani. Tutti i ragazzi che ho visto per le vie di Firenze chiedono che oggi questa società li aiuti a trasformare i loro sogni in progetti, come un seme da cui sboccerà un fiore. Tutti i ragazzi che si trovavano a Firenze non erano lì per visitare la città, ma per esserci, per testimoniare, perché siamo convinti che le bandiere della giustizia, della Costituzione e della lotta alla mafia siano quelle che vale la pena tenere alte.
D'Apolito Anna Paola            
Sindaco del Consiglio Comunale dei Ragazzi
 
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