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Il discorso del Sindaco per il rito di consegna delle Chiavi alla Madonna del Carmine.

 

Rivolgo il mio caro saluto al Reverendo Vicario ed Arciprete, ai Reverendi Padri Carmelitani, ai Parroci e al Clero tutto, alle Autorità civili e militari. A voi, concittadini carissimi presenti, e a tutti coloro che ci seguono a distanza, anche a causa delle limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria.
Questo momento è per me ogni volta ragione di grande emozione, perché è insieme simbolo di devozione - per chi si affida alla Madonna del Carmelo - ma anche ricorrenza identitaria di popolo, che abbraccia e travalica l’aspetto religioso. E lo è in un momento che continua ad essere complicato, per le limitazioni che l’emergenza sanitaria costringe ad adottare, per gli strascichi sociali causati da un virus che continua a produrre i suoi gravi danni per tante famiglie e tanti lavoratori allo stremo.
La data che ci apprestiamo a celebrare rappresenta il ricordo antico e doloroso di un evento tragico. Si rinnova ogni anno, per rammentarci la fragilità della condizione umana, ma anche quanto la vita sia preziosa. Contribuisce a ricordare quanto la storia possa essere mutevole, manifestandosi attraverso vicende talvolta imprevedibili delle quali, nostro malgrado, ci rende destinatari.
La pandemia ha complicato la nostra quotidianità, anche per quelle azioni che ci sono sempre sembrate semplici, persino scontate. Il sentimento che accompagna questi difficili giorni, che da mesi trascorriamo, è paragonabile a quella paura che nel 1743 colpì il Salento, una paura generata dal terribile evento sismico che travolse vite umane e sconvolse i territori colpiti. Pensando a quel 20 febbraio, il pensiero oggi non può non andare ai 13 concittadini risultati positivi al Covid che hanno perso la vita durante il periodo di pandemia.
Penso, con affetto, ai tanti che si sono ammalati, combattendo e vincendo la battaglia contro l’insidioso nemico. Soprattutto, penso a noi tutti, alla resistenza che unendo le forze siamo capaci di esprimere, guardando oltre questa fase, mentre compiamo ogni sforzo per gestirla e adottiamo ogni accorgimento per superarla.
Dalla legittima amarezza che accompagna le prove più impegnative, nascono le opportunità per superare le difficoltà. Le risposte individuali e collettive che nel tempo la nostra comunità ha saputo offrire, fanno del popolo mesagnese ciò che siamo, collegando in modo ideale momenti tra loro lontani, disseminati nei secoli. Tali momenti, posti nella giusta sequenza, permettono di riconoscere gli elementi di un patrimonio comune dal quale attingere e che fa da scudo ai giorni più duri da sopportare.
Lo spirito di coesione che ha contraddistinto la maggior parte dei cittadini mesagnesi durante l’emergenza sanitaria, mi rende orgoglioso di una città che alla solidarietà ha conferito una funzione decisiva, per superare ogni ostacolo del presente, per non perdere di vista le priorità future. In undici mesi, sono state innumerevoli le occasioni in cui ho ammirato la generosità con cui tanti mesagnesi hanno saputo tendere la mano ai loro concittadini, a coloro che più avevano bisogno di aiuto.
Ho potuto osservare esempi di autentica solidarietà, da parte dei tanti che si sono adoperati per sostenere persone in uno stato di bisogno spesso muto e che le misure richieste dai provvedimenti anti-contagio avevano aggravato. Numerose sono state le condizioni di svantaggio economico, di malattia e di solitudine di cui si è dovuto tener conto, altrettante le risposte per provare a non far mancare a nessuno sostentamento e conforto.
Nonostante a tutti fosse chiara la portata del problema da fronteggiare, la tensione civile e morale temprata nel tempo, ci ha offerto gli strumenti per non perderci d’animo. Da primo cittadino non avrei potuto far nulla in solitudine per arginare gli effetti di un evento di fronte al quale mai avrei pensato di dovermi trovare. Ho riscoperto il significato autentico della parola comunità e il privilegio di farne parte, sapendo di non essere solo. Da questa consapevolezza ho potuto trarre l’energia necessaria per fare in modo che nella nostra città nessuno dovesse sentirsi abbandonato a se stesso.
Farò tesoro degli innumerevoli esempi di dignità fra tutti coloro che hanno sofferto in modo gravoso gli effetti dell’emergenza sanitaria e sociale, effetti che per alcune categorie, rischiano di non essere più gestibili. Per questo occorre che vengano ristabiliti nuovi equilibri, necessari a restituire dignità e reddito agli operatori economici più penalizzati da questa fase: tra loro, molti sono al limite della sopportazione e non si può pensare che possano resistere oltre.
In questo rito antico di consegna delle chiavi si rinnova un anelito così naturale. Mi riferisco al desiderio di protezione insito nell’esistenza di ciascun essere umano, sin dal primo battito. Un desiderio che al bisogno di amorevole attenzione accompagna il bisogno di dare fiducia. Sono questi i sentimenti di una città che porge alla Protettrice lo strumento che apre la porta alla casa di tutti noi.
Questa casa è Mesagne, per la quale ogni giorno, le istituzioni, il clero, le realtà produttive, i professionisti del Terzo Settore, le associazioni ed ogni singolo cittadino di buona volontà si adoperano, per renderla più inclusiva ed attrattiva.
Per questo obiettivo che ci unisce, intendo ringraziare tutti: i miei assessori, i consiglieri di maggioranza ed opposizione, per il senso di responsabilità che non hanno fatto mai mancare; i miei consulenti e collaboratori, i dipendenti comunali. Ringrazio la pronta collaborazione e il confronto sempre aperto con i rappresentanti delle Forze dell’Ordine; i rappresentanti dei livelli istituzionali espressi dal nostro territorio, il parlamentare Gianluca Aresta e il consigliere regionale Mauro Vizzino.
Nutriamo grandi ambizioni per la nostra Civitas, che dal 9 febbraio 2003 completa la sua denominazione con l’intestazione di Città mariana. In questi mesi, diverse aree cittadine - tra queste il Centro Storico e la centralissima via Brindisi - sono interessate da lavori che si svolgono rispondendo ad un unico obiettivo: rendere Mesagne una realtà che nulla dovrà invidiare ai centri urbani meravigliosi e moderni di cui anche noi possiamo essere indiscusso emblema. A partire dal mese di maggio, i lavori si sposteranno nei quartieri più periferici, seguendo un programma di necessarie realizzazioni e manutenzioni, e liberando il centro cittadino, che potrà così accogliere i numerosi ospiti che verranno a visitare la nostra meravigliosa città.
Mi concedo un’ultima riflessione: quest’anno ricorre il quinto centenario di presenza dei Frati Carmelitani a Mesagne, un anniversario che racconta un legame intenso tra Mesagne e i principi fondanti dell’Ordine, che si ergono sui valori della fraternità e del lavoro.
Ci auguriamo che la pandemia conceda modi e tempi perché questo rapporto si celebri come merita, percorrendone la traccia limpida che attraversa la storia cittadina e la arricchisce, oltre che di spiritualità e preghiera, di tradizioni, cultura e spirito di servizio a sostegno degli ultimi. Intanto, per il solenne anniversario, uno spazio caro ai Mesagnesi sarà oggetto di un accurato intervento di rigenerazione: interesserà l’area antistante alla Basilica del Carmine, che sarà riqualificata per accogliere degnamente la Statua di San Michele Arcangelo.
Come sempre mi preme fare in queste occasioni, tengo a salutare i tanti Mesagnesi lontani dalla città, in Italia e nel Mondo, che alla nostra città continuano a sentirsi vicini. E che attraverso i moderni strumenti di comunicazione seguono e si informano, partecipando ai dolori e ai successi che insieme continuiamo a scrivere.
Auguro a tutti noi di vivere questi giorni con l’impegno e l’ottimismo finora dimostrati, con la consapevolezza che tutto possa accadere e che, insieme, tutto si possa migliorare.

 
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