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Pagina 2 di 3 Borgo nuovo La storia della Chiesa e del convento dei domenicani va considerata nel contesto del cosiddetto Borgo nuovo, che iniziò a sorgere alla fine del XVI secolo. Nel 1605 esso era già consistente, quanto a popolazione residente, perciò, per agevolare i collegamenti con il centro cittadino, fu costruita la Porta Nuova. Il dato più rilevante è che tale insediamento, alla fine del XVII secolo, era esteso fino all’attuale piazza Garibaldi ed aveva come cardine l’attuale via Epifanio Ferdinando, che ancora nel dialetto viene indicata come “Bùrriu”, Borgo appunto. E proprio lungo la via Epifanio Ferdinando, di recente riportata al suo originario lastricato, e nelle immediate vicinanze, sorgono esempi di architettura civile che descrivono le diverse epoche ed i ceti che li hanno realizzati, nonché esempi di architettura sacra, legati alla devozione familiare o alle esigenze di culto di agglomerati cittadini minori. Esempi della prima possono essere considerate le cappelle della Madonna d’Andria e di San Giuseppe, mentre testimonianza delle esigenze di culto, può essere considerata la chiesa secentesca di S. Antonio abate, che sorgeva all’incrocio delle vie Catiniano e Zullo. Chiesa dell'Immacolata Spostiamoci ora decisamente verso ovest e verso la Porta Grande. Proprio di fronte ad essa, sorge la Chiesa dell’Immacolata, la cui prima costruzione iniziò nel 1425 per la munificenza di Aymonetto Sangiorgio e di sua moglie, Maria Maia. Essa fu sede, con l’attiguo convento, dei Frati minori conventuali, famiglia francescana che - com’era carisma proprio di quest’ordine - diffuse il culto per la Vergine venerata proprio come Immacolata e che provvide a rimaneggiare più volte il luogo sacro che, attualmente ad una navata, reca all’interno testimonianze dei precedenti edifici. (Foto uno dei quadri del Carella) Luogo di culto molto caro ai mesagnesi, per la presenza di una confraternita e per la celebrazione della novena in onore dell’Immacolata che apre il periodo natalizio, la chiesa conserva all’interno diverse opere d’arte, tra le quali, oltre all’ottocentesca tela dell’Immacolata del mesagnese Antonio Criscuolo, vanno segnalate un Sant’Antonio da Padova ed un San Francesco d’Assisi, opere di metà settecento del francavillese Domenico Antonio Carella, attivo soprattutto a Martina Franca. (Foto Epifanio Ferdinando) Ma c’è un altro elemento che rende questa chiesa davvero importante: essa ospita la semplice sepoltura di uno dei più grandi cittadini mesagnesi, Epifanio Ferdinando il vecchio, iniziatore della storiografia locale con la sua “Messapographia”; valente amministratore civico e, soprattutto, medico tra i più noti nella seconda metà del XVI secolo, le cui opere hanno varcato i confini d’Italia fino a giungere nelle lontana Scandinavia. Tra i primi osservatori e codificatori del fenomeno del tarantismo, le sue “Centum Historiae seu Observationes” ed il suo “Libellus De Peste”, sono testi ancora studiati dagli storici della medicina.
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