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Pagina 3 di 3 Villa Comunale Uscendo dalla chiesa dell’Immacolata si resta quasi storditi, circondati come si è da monumenti. Basta far ruotare lo sguardo, per veder la Porta Grande, il torrione del castello e, subito dopo il più importante polmone verde cittadino: la Villa comunale che ci accoglie assieme alla colonna votiva, qui collocata nel 1895 in onore della protettrice di Mesagne: la Madonna del Carmine. La Villa comunale, nel corso degli anni è stata oggetto di diverse modifiche (Foto cartolina d’epoca). (Foto cartolina d’epoca) Essa risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando si decise, a seguito di interventi sulla strada che conduce alla stazione ferroviaria, di trasferire il calvario in altro luogo e di sistemare a giardino quell’ampia spianata, chiamata “Scarano”. E del nucleo arboreo originario restano diverse, considerevoli testimonianze solo ad addentrarsi nei vialetti, mentre il richiamo alla municipalità è dato da una fontana collocata proprio al centro della Villa comunale, nel cuore di questo triangolo verde, frequentatissimo dall’intera popolazione per tutto il corso dell’anno. Santuario del Carmine Spostandosi dalla Villa comunale verso ovest, si raggiunge il Santuario della Madonna del Carmine, caro alla memoria dei mesagnesi, perché in esso si venera la protettrice della città. La struttura, assieme a quella del tempietto di San Lorenzo, richiama i secoli più antichi del culto cristiano. L’incedere del tempo attraverso gli stili architettonici è facilmente visibile, anche all’occhio meno esperto, per la convivenza del romanico con il gotico. Costruita su un ipogeo anacoretico, ritiro cioè di eremiti, le cui strutture sono emerse nel 1975, e luogo dedicato all’arcangelo Michele, in onore del quale, dall’età medievale e proprio nei pressi, si celebrava una famosa fiera, l’attuale chiesa è ad una sola navata ed è attigua al convento dei Padri Carmelitani, la cui presenza a Mesagne risale al XVI secolo, mentre l’attuale loro dimora è della seconda metà del ‘900.. Le strutture murarie del luogo sacro, risalgono alla fine del XIII secolo e, all’interno, conservano un patrimonio artistico e di culto di prim’ordine. Basti pensare al corpo di Sant’Ilario e al Crocifisso provenienti dall’ex convento delle Clarisse, che li ricevettero in dono da Cardinali di Santa Romana Chiesa; basta soffermarsi sul San Michele in cartapesta del Caretta o sulla statua processionale della Vergine del Carmine o sugli affreschi, nell’abside, di Onofrio Bramante. (Foto quadro del Palvisino). La panoramica non sarebbe completa se non si ricordassero i diversi cicli pittorici delle cappelle, tutte di chiara ispirazione carmelitana: la “Trasverberazione di Santa Teresa d’Avila” opera secentesca di Diego Bianchi da Manduria, e soprattutto la Madonna del Carmine, con il bambino in trono, incoronata da due angeli, opera cinquecentesca di Francesco Palvisino da Putignano, attualmente rivalutato dagli storici dell’arte che lo avevano considerato, in passato, un madonniero imitatore di Bizamano da Otranto.
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