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Chiesa di Santa Maria

A pochi passi soltanto da dove, nell’Ottocento, era la Porta Piccola della città, appena fuori, dunque, dal centro storico, ecco la chiesa di Santa Maria in Betlem, ad unica navata, tra i più classici esempi del barocco salentino, autentico ricamo d’arte, la cui facciata, nelle nicchie laterali del primo ordine, datato 1662, reca le statue di San Pietro Celestino a sinistra, e di San Benedetto a destra. Al centro, sul portale, la statua della Vergine. La facciata, costituisce l’esaltazione dell’ordine benedettino: ecco perché, nel secondo ordine troviamo raffigurati, tra gli altri, Santa Scolastica e Santa Geltrude, tra ulteriori motivi ornamentali ed elementi araldici.

Coerentemente con l’esterno, questa chiesa, servita fino al 1807 dai Padri Celestini, che avevano adiacente il loro monastero, tra i più sontuosi della Provincia, è l’esaltazione del barocco: tutti i suoi altari lo dimostrano ampiamente, sia nella struttura architettonica sia nelle abbondanti decorazioni. Ricostruita nel 1738 dall’abate don Gregorio Archione di Lecce, utilizzando  l’area di un più antico edificio sacro del 1528, la chiesa conserva, dell’originario luogo, l’immagine medievale della Madonna che, dopo la peste del 1528, fu venerata come S. Maria della Sanità.

Scrigno di architettura, dunque, ma anche di pittura. Basti ricordare la Natività di Gesù, opera collocata sul transetto, la navata trasversale che costituisce il braccio più corto della chiesa, e che un’antica tradizione scritta attribuisce a Luca Giordano, mentre di recente, e più coerentemente, è stata ascritta ai pennelli di Andrea Ginnico , pittore di Terlizzi, vicino Bari. Del pittore mesagnese Luca Paciolla, molto noto negli ambienti benedettini del Settecento, dovrebbero essere invece L’Addolorata e i santi Maddalena e Giovanni Evangelista, sul battistero; San Pier Celestino e San Benedetto da Norcia, sulla parete sinistra prima del transetto; l’Adorazione dei Magi, del lato sinistro del transetto; San Bartolomeo che prega la Madonna col Bambino, tra il primo ed il secondo altare.

 

Municipio

Attiguo alla chiesa di San Maria in Betlem vi era dunque il convento dei Celestini. Uno dei più sontuosi dell’intera provincia, secondo, per grandezza, probabilmente soltanto a quello di Lecce. In esso la famiglia monastica benedettina dimorò fino al 1807, anno nel quale, a seguito della soppressione emanata dalla legislazione napoleonico-murattiana, i Celestini andarono via da quel luogo.

Notevoli sono, in ogni caso, le testimonianze di quest’insediamento monastico: basti pensare soltanto al chiostro o alla scalinata, che conduce al piano superiore, o ai portali dei singoli ambienti interni, che dopo la soppressione dei Celestini hanno ospitato diversi uffici.

Se dal 1935, infatti, l’ex monastero è sede del Municipio, quel luogo ha costituito la sede della Sottintendenza nei primi anni dell’Ottocento, ed è stato usato come caserma e come ufficio giudiziario, come prigione e come scuola, fino a diventare sede del Comune, peraltro di recente restaurata.


 

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