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Chiesa di Mater Domini

Da piazza Garibaldi, percorrendo, via Falcone, prima e via Materdona poi, si giunge al Santuario di Mater Domini. Strada facendo, conviene fermarsi due volte. Bisogna sostare un attimo e guardare in alto quando si è all’altezza del civico 32:  una lapide conservata non in perfette condizioni, reca incisi i versi che il poeta mesagnese Gianfrancesco Maya Materdona dedicò a Mattarella, la sua cagnetta morta a Mesagne nel 1633: essi costituiscono un prezioso contributo per conoscere quale fosse la sensibilità propria di questo autore mesagnese, seguace del più noto Giambattista Marino.

Poco oltre, è necessaria un’altra breve sosta nei pressi del Calvario e dell’attigua chiesa del Ss. Crocifisso. Il primo fu collocato nell’attuale posizione nel 1888: precedentemente era ubicato nei pressi della villa comunale. Esso reca le immagini della passione dipinte dal mesagnese Egidio Ribezzi, mentre la statua di Gesù morto, in pietra leccese, è opera dello scultore salentino, Luigi Guacci.

Accanto al Calvario c’è la chiesa del Ss. Crocifisso, le cui origini sono secentesche. Essa era dedicata a San Cataldo e di notevole conserva alcuni dipinti del mesagnese Domenico Pinca, nonché le statue processionali in cartapesta leccese, che raffigurano i misteri dolorosi e del rosario e che, proprio partendo da questa chiesa, vengono portati in processione la sera del Venerdì santo per le vie della città.

Al termine di via Materdona ecco il Santuario di Mater Domini, unica chiesa con pianta a croce greca, cioè con i bracci di eguale lunghezza, e coperta da cupola. La chiesa fu eretta nel 1605 a seguito di un evento miracoloso e sorse lì dove fu trovato un affresco della vergine che fu collocato sull’altare maggiore.

Santuario mariano tra i più noti della zona, in Santa Maria Mater Domini si conservano, oltre a questo affresco della vergine, risalente al XIII secolo, anche alcune tele attribuite a Gian Pietro Zullo, pittore mesagnese che oltre a ritoccare l’affresco in questione, probabilmente realizzò anche l’incredulità di San Tommaso, che un tempo lo circondava.

 

Chiesetta di Santa Maria di Stigliano
ed ex convento dei Cappuccini

Uscendo dal santuario di Mater Domini ed andando verso la periferia del paese, a poche decine di metri, ecco il convento dei Cappuccini, recentemente restaurato, assieme ai resti di Santa Maria di Stigliano. Prima che i frati di un ramo della famiglia francescana giungessero, la chiesa faceva parte di una badia che un tempo apparteneva ai monaci Basiliani. Attualmente il luogo sacro è all’interno del Convento ristrutturato in unica navata con volta a botte. Sono ancora visibili i segni di un affresco con caratteri bizantineggianti.

Il luogo conventuale dei cappuccini, invece, risale al XVI secolo. Esso ospitò illustri religiosi del tempo, tra i quali il Padre Paniscotti da Molfetta, che predicò contro il radicarsi del protestantesimo nel Meridione d’Italia. Con la soppressione degli ordini monastici dopo l’unificazione, il convento fu adibito dapprima a luogo per l’acquartieramento delle Guardie Doganali; quindi nel Novecento fu trasformato in carcere e adibito a tal uso fino agli anni 70 ospitando nel dopoguerra anche famiglie di sfollati.

Recenti lavori di restauro, quindi, hanno restituito alla piena fruibilità questo luogo. E giova ricordare che, proprio a seguito degli interventi di consolidamento e di recupero, ulteriori testimonianze artistiche sono state recuperate. Tra queste due considerevoli frammenti di affresco che ritraggono San Francesco in abiti di frate cappuccino ed un’immagine della Vergine invocata come Santa Maria del soccorso



 
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